Nihilism and empathy don’t get along very well
Dalla grande varietà di sentimenti che la natura ci ha gentilmente messo a disposizione, ne emergono alcuni per cui, da soli, vale la pena di (vivere / morire). Nello scrivere un articolo abbastanza spietato e distruttivo ci si aspetta soddisfazione, invece non è stato così. Non ti si scalda il cuore a distruggere le cose. Dicono possa essere parte del processo creativo, in ogni caso.
Ti si riempie il cuore, invece, a sentire che una persona ti sente vicino, si sente in grado di poterti comunicare stato d’animo e difficoltà. Il cuore sente di essere vivo quando qualcuno ti si siede accanto, ti chiede di essere ascoltato.
Ma ti chiedi se valga la pena di vivere per questo. Ti chiedi se cedere o no ai tuoi istinti, ti chiedi se veramente tutto questo va distrutto, arrivi a chiederti se la tua vita valga la pena di essere vissuta.
Forse è la prima volta che scrivo un articolo onestamente, non so se sto mentendo a me stesso. Forse, non lo saprò mai. Ho una dannata paura di quello che mi succederà se mi stacco. Ho una dannata paura di vivere.
Queste continue contraddizioni che si impossessano delle mie mani mentre scrivo sono soltanto un indice della tempesta che mi sta sconvolgendo, mi piace credere questo. Non so se affogarci, in ogni caso. Affogarci tirando fuori tutto quello che ne posso tirare fuori, se potrò.
Domani mi sveglierò e forse farò ancora l’avvocato del diavolo. Forse mi arrenderò a me stesso. Troverò mai il coraggio di tirare fuori questa tempesta senza farvi affogare tutti coloro per cui darei la vita?
Morals
È buffo, ad un osservatore esterno potrebbe sembrare che il freddo degli ultimi giorni mi sia penetrato dentro. Mi sono reso conto negli ultimi tempi di questo: una volta che si lascia andare la propria morale, tutto diventa più divertente. La morale che c’è in ognuno di noi è soltanto un insulto alla libertà.
La bellezza delle ragazze diventa vuota, loro stesse diventano oggetti. Ricerchi soltanto qualcuno che possa colmare il tuo vuoto interiore senza spezzarti il cuore.
Qualcuno che possa capirti, qualcuno che sia come te. Qualcuna che capisca, capisca che non sempre bisogna pensare alle proprie azioni. Qualcuno in cui tu ti possa riconoscere. Forse, semplicemente qualcuna che non si lasci spaventare. Qualcuno già stanco della vita che gli viene propinata ogni giorno.
Ironicamente, ogni essere umano sprovvisto di un’apertura mentale sufficiente diventa una bestia. Quei 2, 3 buchi da fottere. Nient’altro.
Apocalisse
Dopo bombardamenti, invasioni e vari eventi in cui muoio nei modi più fantasiosi, giustamente il mio inconscio è diventato ancora più creativo.
La stessa via, quella laterale alle scuole, al buio, come tutte le volte da un po’ di tempo. Ovviamente come quando succede qualcosa di spiacevole non ho le scarpe ed è buio. Gente che conosco, amici, una ragazza che conosco di vista. Vi mettete a correre ed arrivate ad un campo, noti che una cosa luminosa, a forma di scure, sta salendo in cielo. Sei tra due campi di grano, una cosa del genere. Grano basso però. Si apre il cielo. E – si, lo so, non è una grande novità – l’ascia si congiunge ad un disco volante. Eh, il problema è che il disco volante emette dei raggi violacei poco rassicuranti, altrimenti sarebbe stato anche simpatico. Dicevo, emette tali raggi violacei che regolarmente, quando toccano il suolo, causano prevedibili e devastanti esplosioni. Miseria. Qui comincia il fattore epico. Una specie di fuga frenetica e dannatamente particolareggiata (la paura di inciampare, l’essere coscienti di non avere nulla a protezione dei piedi, la paura di perdere di vista gli altri) che conduce i nostri eroi attraverso diversi tipi di vegetazione, che li spinge a cercare riparo dietro muri di case, che li vede scegliere per esclusione il percorso da seguire. Finché arrivi ad una casa che uno dei protagonisti conosce. Ti fermi, spalle al muro, a guardare la battaglia che l’aviazione ha ingaggiato con il disco volante. Tra le nuvole ed il fumo riesci a scorgere caccia in fiamme, detriti che si schiantano a pochi metri da dove ti trovi, fusoliere spezzate che precipitano in fiamme, tranciate da quella micidiale arma nemica. Vedi addirittura dei bombardieri coinvolti nello scontro, nel tentativo di spezzare le difese del nemico. Ad un certo punto non precipita più nulla. Ti prepari ad essere polverizzato, evidentemente il disco volante ha vinto, sarai spazzato via da questa vita e non potrai più fuggire dalla conquista del tuo pianeta da parte di una forza aliena e superiore.
E scoppiano dei fuochi d’artificio.
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* SCD *
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Ti volti a guardare quello che ti si è rannicchiato vicino.
“Speriamo la facciano anche domani, è stata proprio una bella pubblicità.”
Oh, god
Laggente che quello è uno sfigato, laggente che si considera ed è figa, laggente che cambiare la propria immagine di msn ogni due secondi.
Laggente che tanto a me la politica non interessa, laggente che non vuole saperne, laggente che figo quel tronista.
Laggente che perché non ti fai facebook, laggente che Studio Aperto, laggente che quello mi è antipatico.
Laggente che non chiede, laggente che l’inglese non serve, laggente che tanto non mi interessa l’estero.
Laggente che perché sforzarsi, laggente che più ho meglio sto, laggente che tanto va bene lo stesso.
Mormorio sommesso. Non so. Sono solo io?
Cioè, sono tutti lì davanti. Vedo più differenze fra me e loro che fra me e il mio gatto.
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Ti alzi la mattina, piove. Ha piovuto tutta la notte, a dire la verità. Colazione con caffelatte, 4 o 5 cucchiaini di zucchero. Le 7 e mezza. Ti prepari a partire, arriva un messaggio. Piove. Prendiamo quello delle 10? Ci si era messi d’accordo per fare colazione con gli altri alle 9 e mezzo. Avevo anche detto che sarei andato presto. Anche lei sta a casa, piove.
Ok, allora passiamo a prenderti alle 9. Sermone sul fatto che l’influenza A può essere pericolosa. Niente baci o strette di mano. Non ne avevo sentito parlare, sarà che non guardo la televisione da due settimane oramai. Un minimo di disinformazione fa bene, dopotutto, almeno permette di non affogare nell’ultim’ora. Spruzza una quantità esagerata di acqua sul parabrezza per pulirlo. Piove. Arriviamo.
Mandi un messaggio agli altri, per favore? Sono senza soldi. Digli che anticipiamo un po’, ci troviamo alle 9 e un quarto. L’aria è frizzante, l’estate è stata già spazzata via. Imbocchi la Porta, noti il cancelletto del parco aperto. Le giostre bagnate mettono un po’ di tristezza. Per il breve tratto che porta dall’entrata ai portici rivolgi il viso al cielo. Grigio, nuvole, il sole non si scorge, il soffitto.
Li trovi fuori da una tabaccheria, partite insieme. Lei è con delle sue amiche, le perdiamo di vista. C’è il mercato, ci rechiamo al luogo dell’incontro. Vediamo passare tre della nostra stessa classe. Scuola comincia alle 10 e mezza, non alle 10. Stiamo andando a fare colazione, venite anche voi? Un attimo, la stiamo aspettando. Arriva lei, e arriva anche un messaggio. Sarà direttamente a scuola alle 10 e mezza.
Andiamo al bar duomo, ci sediamo. Siamo vicini agli altri, scherzano e ridono. Sportivo o cantante? Ordini un espresso e una brioche alla marmellata. Arriva lui, evidentemente passava di lì prima di andare a scuola. Si siede. Chiacchieriamo ancora un po’, nessuno guarda l’orologio, ad un certo punto, quando tutti hanno finito di mangiare, andiamo alla cassa. 1 euro e 90.
Durante il tragitto si mette di nuovo a piovere. Evita le pozzanghere, indaga i nuovi arrivati che stanno giusto uscendo dalla scuola. Arrivi fradicio, sebbene avessi con te un ombrello di quelli pieghevoli, utili soprattutto a prendere la pioggia. Entri in classe, almeno non siamo dislocati, penultima fila vicino alla finestra. Arriva la professoressa. Matematica. Ti ricorda il tuo vuoto colossale in materia.
Cambio, l’altra professoressa è nella classe vicina, arriva subito. Almeno lei non spiegherà, dice. Parliamo un po’, poi la conversazione si sposta e si divide fra tutti i gruppetti di amici, 4 o 6 banchi, che si sono già creati. Alcuni li hai visti la sera prima. Altri li hai visti 3 mesi prima. Non che ti siano mancati. Non sei nemmeno triste nel vederli. Né caldo né freddo. Forse un po’ di freddo.
Suona la campanella. Autobus fra 10 minuti, tocca affrettarsi, sei sulla via prima dell’incrocio. La ragazza vicino a te lo vede passare. Si mette a correre. Ma dai, si fermerà per un po’. Ma anche no. Corri. Pure il primo giorno di scuola ti tocca correre per l’autobus. E c’è l’autista antipatico. Ti siedi, posi l’ombrello di fianco. È andata anche bene, hai trovato da sedere. L’ombrello ti inumidisce la coscia. Guardi fuori.
Tiri fuori l’mp3, almeno ti puoi godere il viaggio. Hai l’impressione che una ragazza ti stia guardando. Alzi il volume, Led Zeppelin I. Le tracce scorrono fluide. Scopri che quella musica è adatta, semplicemente, a quella situazione. Un’armonica a bocca perfora la cuffietta. La chitarra ti strazia, mentre vedi il cielo che non accenna a schiarirsi. E se magari ti è sembrato che il paragrafo precedente avesse un che di comico, sappi che non è così.
She’s a rainbow
Have you seen her dressed in blue?
See the sky, in front of you.
Dio, mi sembra di essere innamorato da una vita intera.
No, devo sfogarmi. Andrò a correre.
Esposizione
Luna piena, anche stanotte. Proietta luce, luce che viene riflessa. Luce che rimbalza dritta negli occhi, si imprime per un istante.
All’uomo servono strumenti per sopravvivere. Per ricordare. La pellicola fotografica. Materiale fotosensibile. Registra attimi. Scatta l’otturatore, la luce si imprime e fissa i pigmenti. Materiale delicato. Così delicato che si rovina con la luce stessa che l’ha impresso.
Alzi il tempo di esposizione a mezzo secondo. Potrebbe venire mossa, cambi le zone di sfocatura, raccoglie più particolari. Si aggiorna continuamente. Alcune zone restano identiche. Passa un aereo, la luce viene coperta da nuova oscurità. Passano i fari di un’automobile sulla parete, nuova oscurità rimpiazza quella vita. Resistono le ombre, la luce della luna è spietata, non lascia nulla mutare. L’albero crea l’ombra. Si muove, lentamente. La luce lunare è oscurità a sua volta.
Quanto vuoi tenerlo aperto, quell’otturatore? Quanto vuoi catturare di questa vita, prima di distruggerla completamente? 2 secondi? Una stella cadente. 5 secondi? Un aereo cadente.
Mantieni l’otturatore aperto una vita intera. Una notte intera, avvolta nel chiarore. Avvolta dalla malinconia.
Sulla pellicola non si imprimono odori, suoni, sapori. Si impregna di luce.
Sulla vita non si imprimono visioni, sensazioni, sentimenti. Si impregna di tristezza.
Persone che passano in una boulevard francese. Spazzate via dalla memoria.
The Vidya
Rivivere certi giochi è un flashback continuo, che richiama alla mente le soluzioni trovate più di 10 anni fa.
Il gioco in questione è The Curse of Monkey Island, recentemente giocato su emulatore Scummvm. Caramella dura, pettini in liquido blu, tre sfide, niente pistole, soltanto banjo altrimenti perdi di sicuro.
Usa il tizzone, se entri nella porta esci dalla terrazza, da usare il barile di rum.
Gli asciugamani sono da usare per attraversare la spiaggia, altrimenti è troppo calda.
Dunque, ecco qua. Tutti i presentimenti, le intuizioni che ho avuto durante il gioco. E tutto questo è stato dannatamente piacevole. I pezzi di un puzzle che si ricompongono perfettamente, le memorie che si riordinano, a discapito di un presente che è frammentato, incerto, non lineare.
Time
Una canzone solitamente dura dai 2 del punk ai 10 minuti del progressive e dell’ambient.
Il tempo per scrivere un post dipende dalla sua lunghezza. Di solito dai 5 ai 30 minuti
Il tempo che occorre per costruire un origami di solito va da mezz’ora a 4 ore.
Una giornata lavorativa intera dura solitamente 8 ore.
L’essere umano dorme 7, 8, o 9 ore a notte.
Tempo da svegli: 16 ore.
Un giorno: 24 ore.
4 settimane per un mese.
La scuola ne dura 6, altri 4 di vacanza.
In un anno, infatti, ci sono 12 mesi. 13 stipendi.
Le scuole medie durano tre anni, poi scuole superiori per altri 5.
Un individuo di età superiore ai 18 anni è considerato maturo e responsabile.
A 40 anni l’uomo raggiunge l’età media della sua vita, 80 anni nei paesi più sviluppati.



